Aspettando il nuovo bando di Servizio Civile…

Aspettando il nuovo bando di Servizio Civile condividiamo una giornata particolare del volontario Riccardo attualmente in servizio in Uruguay.

 

Aires Puros: Prima Partita

Oggi, giovedì 12 aprile 2018, doveva essere un normale giorno di lavoro qui in Uruguay al Centro Salesiano “Aires Puros”, invece si è rivelato qualcosa di più..

Come ogni giovedì sono arrivato al lavoro alle 10:30 per svolgere la mia ora di educazione fisica ai bambini più piccoli. L’inizio si è rivelato più difficile del solito con i bimbi che non ascoltavano e continuavano a fare quello che volevano senza prendere in considerazione le mie indicazioni. Così ho deciso di riunirli tutti attorno ad un tavolo per capire cosa stesse succedendo. Ad un certo punto, una ragazzina ha preso la parola e mi ha chiesto scusa da parte sua e di tutto il gruppo. La forza di questa bambina è stata tale che dopo, anche se con qualche difficoltà, siamo riusciti a svolgere la lezione!

Poi con il gruppo di bambini del pomeriggio, della stessa età, avevo idea di ripetere l’attività per vedere le differenze e il loro modo di approcciarsi alla lezione. Durante quest’ora c’era una bambina che non voleva ascoltare e che ha mancato di rispetto a me ed ai compagni. Non potendo svolgere la lezione tranquillamente abbiamo avvisato la mamma che l’ha portata a casa. È stata la decisione giusta? A casa cosa succederà? Sono stato troppo duro con lei? Questa esperienza da educatore mi sta facendo riflettere molto perché posso arrabbiarmi quanto voglio ma quando questi bambini tornano a casa si ritrovano di fronte ad una realtà dura e complessa, obbligati a conviverci tutti i giorni. Il centro è un luogo per loro di sfogo e di uscita da questa situazione complicata. Quindi mi domando: è giusto imporre loro certe regole in un posto dove cercano libertà e serenità?

Questa situazione mi ha appesantito abbastanza e la stanchezza si è fatta sentire. Come se non bastasse, ero nervoso perché in serata avevo una nuova avventura da iniziare con gli adolescenti. Io e il mio collega abbiamo iscritto i ragazzi ad un campionato liceale di calcio a 5. Le aspettative erano alte, i ragazzi sarebbero usciti dal quartiere dove vivono e si sarebbero confrontati con coetanei di famiglie per bene e senza nessun problema economico o famigliare. Eravamo abbastanza nervosi poiché poteva verificarsi facilmente un conflitto o un qualunque altro motivo poteva diventare causa di problemi.

In realtà, si è verificato tutto il contrario e, già un’ora prima di partire, i ragazzi continuavano a chiedermi a che ora sarebbe arrivato il pulmino. Al momento di salire, le loro facce erano un po’ confuse e nervose, come se stessero partendo per una gita scolastica in un posto sconosciuto.

All’arrivo al liceo dove si sarebbe giocata la partita, le loro teste non smettevano di girare: erano sorpresi da tanta bellezza e ordine in una scuola, sembrava che non avessero mai visto un liceo così di classe. Si sono cambiati e si sentivano dei professionisti. Tutti con la stessa divisa. Per molti era la prima partita in vita loro.

La partita inizia e la preoccupazione improvvisamente scompare. I ragazzi giocano, si divertono, danno la mano all’avversario e se c’è qualche problema con l’arbitro utilizzano me e l’altro educatore come parafulmine.

Sono riusciti addirittura a segnare due goal e la loro felicità in quel momento non me la dimenticherò mai. Sembrava una finale di Champions League per loro. Con i loro errori hanno finito la partita a testa alta e felici di quello che erano riusciti a fare, il risultato non importava. Erano usciti dal “barrio” e si sono resi conto di essere uguali ai ragazzi “perbene”. Non chiedevano altro, anzi tutto si è rivelato sopra le loro aspettative, si sono sentiti parte di una squadra, di un gruppo di amici uniti e invincibili in quel momento.

Il mio collega e amico negli spogliatoi si è emozionato vedendo questi ragazzi con così tante difficoltà potersi divertire e vivere questo momento indimenticabile per loro.

Risaliamo sul pulmino per tornare a casa e i ragazzi sono uno affianco all’altro attorno a noi parlando e scherzando della partita appena giocata.

Questa può essere una normale storia per una qualsiasi squadra di calcio a 5, ma questi ragazzi stanno crescendo in condizioni difficili e la vita li sta sottoponendo a continue prove tutti i giorni. Vedono armi, risse, con genitori poco presenti e molte altre cose difficili solo da pensare. Però per loro queste due ore in un posto fuori dal loro mondo sono state qualcosa di speciale e io stesso ho potuto vedere e rivalutare quali siano le cose veramente importanti della vita.

La prossima settimana ci aspetta un’altra partita, con la voglia e la consapevolezza di aiutare questi adolescenti a scoprire qualcosa che potrà aiutarli nel loro futuro.

Riccardo, volontario in Servizio Civile presso il Centro “Aires Puros” a Montevideo (Uruguay)