Facilitazione linguistica: passo dopo passo con i minori del quartiere Arcella

Si ringraziano i volontari che hanno voluto condividere con noi le loro esperienze rendendo così possibile la completa realizzazione di questo articolo.

Sono rimasto sorpreso quando ho capito che in Cingalese l’alfabeto comune non è affatto quello usuale occidentale. In Sri Lanka l’alfabeto è composto di segni che potrebbero sembrare simili a quelli arabi ma non è così.  Questo mi ha fatto riflettere; noi occidentali siamo abituati a pensare ed agire secondo dei criteri che pensiamo siano universali ma che non lo sono affatto. A noi appare ovvio che ci si comporti e si reagisca a delle sollecitazioni verbali e comportamentali secondo modi che riteniamo universali ma non è sempre così. Diamo per assodato ad esempio che esista un tavolo per desinare, delle poltrone per guardare la TV, un armadio per riporre vestiti, recipienti per sistemare oggetti e per differenziare i rifiuti, che gli orari stabiliscano il ritmo delle giornate, che si debba, se possibile, risparmiare denaro per considerare il proprio futuro. Diamo per scontato che il mondo si muova quasi simultaneamente in un progresso condiviso, che le reazioni e le abitudini siano simili. Purtroppo non succede, lo sviluppo si muove in modo discriminante. Nell’interagire con adulti e bambini proiettati di colpo in una società molto diversa si deve tenerne conto.

Davo per scontato che P. capisse la nostra scrittura ed i nostri suoni ma in realtà non conosceva l’alfabeto italiano, il modo di scrivere in pagine con righe e delimitazioni, provava difficoltà a mantenere la direzione della scrittura o nel rimanere dentro le righe, era confuso dalla possibilità che alcune lettere possiedono nel corsivo, di poter uscirne, come succede per le lettere f, p, t ecc.  

Difficile era capire i suoni che hanno alcune consonanti unite come sc, gh, ch ecc. Cose semplici che rendono la vita dello scolaro straniero complicata. ( S.)

Amici dei Popoli Padova svolge il progetto di Facilitazione Linguistica per minori stranieri da ormai 15 anni. Il lavoro dei volontari consiste nell’aiutare quei bambini e quei ragazzi nati in altri Paesi o in Italia da genitori stranieri che necessitano di un affiancamento per motivi linguistici e/o relazionali.

Il nostro intervento è volto a facilitare l’apprendimento della lingua italiana, a sostenere i processi di apprendimento scolastico, ad accrescere l’autostima dei ragazzi, ad offrire un supporto alle famiglie, a promuovere attività di conoscenza del territorio e socializzazione per favorire l’inserimento nel tessuto sociale e tra i coetanei.

L. ha 12 anni, è camerunense e quando l’ho conosciuta era arrivata in Italia da un anno. L. è un vulcano, volenterosa e frizzante. Responsabile e responsabilizzata dalla famiglia, non è mai mancata all’appuntamento settimanale. Alta, amante dello sport e delle sfide, dal fisico atletico e con una cascata di treccine solitamente raccolte in una coda di cavallo (..) Molti dei ragazzi non conoscono ancora bene le possibilità offerte dall’Arcella (biblioteche, altri centri d’incontro) per cui L., come altri nostri ragazzi, si è appoggiata alla nostra biblioteca per la ricerca dei libri da leggere d’estate e per le indicazioni su come raggiungere la biblioteca pubblica del quartiere. [..] L. spesso passa a trovarci in ufficio ed è passata anche, a lezioni concluse, per farmi sapere che era stata promossa. Il piacere di aver ricevuto questa visita è per me stato enorme e mi ha fatto capire, oltre all’affetto personale, l’importanza del nostro ruolo per questi ragazzi. (V.C.)

L’attività che svolgiamo richiede un intervento su molteplici livelli ed è svolto con una triangolazione tra minore (e famiglia)-scuola-associazione. Nello specifico il lavoro di affiancamento consiste nella creazione un rapporto uno a uno fra minore e volontario attraverso la tecnica del mentoring e della didattica ludica.

Questo approccio facilita l’abbassamento del filtro affettivo del minore permettendogli di sperimentarsi in una situazione informale di apprendimento dove l’adulto funge da punto di riferimento, da stimolo per la crescita personale.

Giovedì. Ore 15.00. Che ci sia stato sole, pioggia, grandine, neve, afa, M. arrivava. M. e la sua bicicletta sono inseparabili e l’ho conosciuto mentre era lì in patronato con il berretto girato che sgommava sul selciato lanciando occhiate furbe e sorridenti aspettando di essere ripreso da un momento all’altro. Le lezioni con B. il suo volontario iniziavano tutti i giovedì alle 15.00, ma lui era sempre lì prima. E quando si arrivava tutti insieme, gli altri ragazzi con i rispettivi volontari, lui era già lì che ci aspettava. “Finalmente! È un’ora che sono qui, dai” ci riprendeva con il suo accento un po’ veneto un po’ tunisino. Un piede sul pedale, l’altro giù, una mano sul fianco e una sul manubrio. Appena ci vedeva ci chiedeva subito la palla, sempre con stampato sul volto il suo sorriso ironico, quasi a schernire chiunque gli si volesse avvicinare.

È lui però che ci siede vicino sulla panchina e ci fa conoscere i cantanti tunisini del momento.

Nei pomeriggi di lezione scrive poesie e canzoni con B., il suo volontario.

Ci chiede come mai il nostro capo sia donna, ma si imbarazza e scappa appena vede la ragazzina di cui si è preso una cotta. ( F.C.)

Le coppie volontario/minore formatesi sono inserite poi all’interno di un gruppo di lavoro con gli altri ragazzi che seguono il percorso in modo da sostenere la creazione di reti amicali sia per promuovere lo sviluppo di dinamiche relazionali sia per un miglioramento della lingua. Parte del lavoro in gruppo si effettua utilizzando materiale proprio della didattica ludica che ha lo scopo di potenziare le competenze linguistiche e incoraggiare l’interazione, proponendo un percorso di apprendimento che abbia come punto di partenza gli interessi del minore così da dare una spinta motivazionale che abbia un risvolto pratico ed immediatamente applicabile.

Gli abbinamenti minore-volontario sono creati tenendo in considerazione la continuità con l’anno precedente, le caratteristiche personali del minore, le competenze del volontario, e la disponibilità delle due parti. Intrecciando questi fattori cerchiamo di creare l’accoppiamento più adatto per ciascuno.

L’altro aspetto fondamentale del nostro lavoro è il rapporto con gli Istituti Comprensivi del quartiere Arcella.

Gran parte dei minori con cui lavoriamo sono infatti segnalati proprio dagli Istituti, con i quali abbiamo sviluppato un lavoro congiunto. In particolare gli insegnanti referenti per i minori di origine straniera segnalano, in ordine di priorità, gli alunni con maggiore necessità di migliorare le proprie capacità linguistiche e/o relazionali.

Il rapporto con gli Istituti Comprensivi del quartiere è di fondamentale importanza in quanto essi rappresentano dei “grandi contenitori” delle mancanze e dei bisogni del territorio e delle famiglie stesse. La stretta collaborazione e lo scambio di informazioni è prerogativa necessaria per la riuscita di un buon piano coordinato tra le parti (famiglia-associazione-scuola). La realtà con cui ci siamo confrontate ha portato a riflettere sul “ruolo” che un’associazione come la nostra potesse avere all’interno di questa relazione. Volendo semplificare all’estremo, siamo un ponte. Frequentemente le insegnanti non hanno modo di confrontarsi direttamente con la famiglia, ma hanno di fronte solo lo studente, che spesso non ha gli strumenti linguistici per farlo al meglio. Capita a volte che siano i volontari dell’associazione ad avere modo di conoscere e parlare con i genitori dei ragazzi seguiti durante le attività, piuttosto che gli insegnanti; laddove siamo riusciti a creare una buona rete, la scuola è riuscita a raggiungere le famiglie anche solo con una traduzione estemporanea da parte di terzi. Durante il nostro lavoro abbiamo notato la grande difficoltà di raggiungere e comunicare con i genitori dei minori, a volte per questioni linguistiche a volte perché sono di difficile reperibilità. Per questo motivo abbiamo proposto degli spazi di confronto anche con i genitori per cercare di coinvolgerli maggiormente nelle attività dei figli, e abbiamo tradotto tutte le informazioni che riguardano le nostre attività in diverse lingue.

Basti pensare che, considerando i tre Istituti Comprensivi del quartiere Arcella, è di origine straniera il 49,4% degli iscritti del III Istituto, il 50,3% del V Istituto, il 39,4% del IV Istituto (anno scolastico 2016/2017). È chiaro che il corpo insegnanti, già impegnato in molteplici attività educative sia scolastiche che extra-scolastiche, si trova di fronte alla necessità di collaborare con entità esterne per svolgere poi al meglio il lavoro in classe.

Il contatto con gli Istituti rimane continuativo durante tutto l’anno scolastico. Quest’anno abbiamo cercato di lavorare il più possibile con i referenti per scambiarci modalità d’approccio, materiale didattico, risultati e segnalazioni di criticità, un lavoro che riteniamo fondamentale e che ci proponiamo di migliorare di anno in anno.

Le scuole stesse hanno segnalato l’esigenza sempre maggiore di questo tipo di supporto e lo dimostrano i grandi numeri di richieste che ci pervengono e che sono sempre in crescita. Quest’anno 2016/2017 siamo riusciti a garantire l’affiancamento a circa 50 minori tra scuola primaria e secondaria di primo grado.

Vittoria Cigana

Francesca Carucci

Emily Roberts