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Giornata Internazionale della Pace 2025 – Agisci ora per un mondo di pace

“Around the world lives are being ripped apart, childhoods extinguished, and basic human dignity discarded, amidst the cruelty and degradations of war.” – António Guterres, Segretario Generale dell’ONU

La Giornata Internazionale della Pace è stata istituita nel 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di rafforzare gli ideali di pace tra i popoli del mondo. Concepita inizialmente come occasione di tregua globale per il terzo martedì di settembre, la ricorrenza ha assunto negli anni un significato sempre più ampio, diventando una giornata simbolica per riflettere sulle cause profonde dei conflitti, sull’importanza della prevenzione e sulla promozione di società giuste, sostenibili e inclusive.

A partire dal 2001, le Nazioni Unite hanno stabilito che il 21 settembre fosse osservato come giornata di cessate il fuoco e non violenza, sollecitando tutte le parti coinvolte in conflitti a deporre le armi, anche solo per 24 ore, in nome del dialogo e della riconciliazione.

Il titolo scelto per la Giornata Internazionale della Pace del 2025 è Act Now for a Peaceful World, “Agisci ora per un mondo di pace”. Una chiamata urgente all’azione da parte di ciascuno: non solo dei governi o delle istituzioni internazionali, ma anche dei singoli cittadini e delle loro comunità, delle scuole, delle imprese e dei media. In un’epoca segnata da conflitti e tensioni internazionali, crisi ambientali e crescenti disuguaglianze, il tema ribadisce che la pace non è qualcosa da poter rimandare ma la dobbiamo costruire giorno per giorno, con gesti concreti.

Per questo le Nazioni Unite propongono dieci azioni concrete per tradurre in realtà il tema Act Now for a Peaceful World. La prima azione è parlare a favore della pace, usare la propria voce per contrastare l’odio, promuovere il disarmo e condividere storie di speranza. È fondamentale anche educarsi alla pace, comprendendo strumenti come la prevenzione dei conflitti, la mediazione, il peacekeeping e il disarmo. Anche dire no alla violenza nelle relazioni personali e nella società, aderendo a campagne come UNITE to End Violence against Women per contrastare la violenza di genere o Break the Silence a sostegno della comunità LGBTQ+. L’ONU invita inoltre a praticare comprensione e solidarietà, sostenere il dialogo interreligioso e partecipare a spazi di confronto civile. Altre azioni fondamentali includono segnalare episodi di bullismo e molestie, specialmente online, imparando a usare gli strumenti di protezione e denuncia disponibili; mobilitarsi contro le disuguaglianze e le discriminazioni di genere, etnia o orientamento; abbracciare l’inclusione e la diversità, mettendo in discussione stereotipi e pregiudizi. È fondamentale sostenere gli operatori di pace e seguire fonti d’informazione affidabili. Infine, ci viene chiesto di usare con cura i social media, evitando di alimentare polarizzazione e odio. Ogni persona ha il potere e il dovere di costruire la pace, ogni giorno. Le scelte individuali – ad esempio consumare in modo etico, scegliere prodotti da imprese socialmente responsabili, sostenere organizzazioni che operano per i diritti umani e la giustizia ambientale – sono parte fondamentale del cambiamento.

Nel contesto contemporaneo, segnato da nuove guerre, crisi umanitarie, migrazioni forzate e diseguaglianze crescenti, la Giornata Internazionale della Pace assume un significato ancora più urgente. In tal senso, il centro di ricerca indipendente ACLED (Armed Conflict Location & Event Data), specializzato nel monitoraggio dei conflitti nel mondo, ha rilevato che circa una persona su otto è stata esposta ad una forma di conflitto violento nell’arco dell’anno solare 2024.

 Nell’arco degli ultimi cinque anni solari, ACLED sottolinea che il numero di eventi di conflitto nel mondo sono praticamente raddoppiati. Mentre nel 2020 se ne contavano oltre 104.000, nel 2024 si è sfiorata la soglia di 200.000. In particolare, i bombardamenti hanno rappresentato l’anno scorso quasi la metà di questo dato inquietante, attestandosi a 90.000 unità. In questo caso, si denota un raddoppiamento nella frequenza di questo genere di eventi distruttivi fra il 2022 ed il 2024. È plausibile aspettarsi che alla fine del 2025 si dovrà fare i conti con un ulteriore aumento di questi indicatori.

Oltre a fungere da “spazio” di riflessione e impegno, una Giornata del genere può essere considerata anche come un monito severo per chiunque affermi che non ci sia altra strada possibile al di fuori della logica dell’inasprimento delle contese e dell’escalation.

A questo proposito, un aiuto a proviene anche dal calendario degli anniversari “tondi”. Il 1° agosto di quest’anno si è celebrato il cinquantesimo anniversario degli Accordi di Helsinki del 1975, che costituirono l’ultima tappa della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa e videro la partecipazione di trentadue stati europei, il Canada e la due potenze nucleari rivali, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Nonostante un vissuto di trent’anni di tensioni, minacce reciproche e guerre cruente, tale evento rappresentò un importante cambio di passo nella distensione delle relazioni internazionali e nella creazione di un forum permanente di dialogo e confronto.

Tuttavia, sarebbe un’illusione pensare che la pace consista nella mera assenza di forme visibili e dirette di violenza. Il sociologo della pace Johan Galtung ha teorizzato il concetto di pace positiva, che si fonda sulla comprensione dei meccanismi di causalità fra forme di violenza strutturale e culturale, come le disuguaglianze e le loro impalcature ideologiche, e la violenza diretta e visibile.

Alla luce di queste dinamiche, non si può non affrontare le cause strutturali della guerra per prevenirne lo scoppio, la persistenza o l’allargamento. In altre parole, affrontare le forme più subdole e meno visibili di violenza è in stretta connessione col progetto di costruzione di società più eque e giuste, dove la dignità umana sia pienamente rispettata ed il potenziale umano possa svilupparsi compiutamente.  Le aree di intervento sono molteplici e si estendono dall’offerta educativa e culturale alla governance istituzionale. Lungi da noi il retropensiero che la destinazione finale di questo percorso sia costituita da una società utopica priva di attriti, tensioni e scontri. Difatti, il presupposto di questo ragionamento parte dalla presa d’atto dell’impossibilità di evitare che emergano conflitti fra diverse soggettività: il banco di prova per la pace positiva sta nella loro risoluzione nonviolenta. 

Il messaggio è chiaro: la pace è un processo in continuo movimento, mai un principio dato, e richiede l’impegno attivo di tuttə. La diplomazia ai più alti livelli istituzionali è essenziale, ma, senza un approccio sistemico e multidimensionale, si rischia che la scomparsa di conflitti violenti possa solo rappresentare un’illusoria parentesi prima di una loro “riaccensione”.

Non si tratta soltanto di un’aspirazione ideale, ma di una reale necessità che riguarda la vita quotidiana di milioni di persone. Per noi che lavoriamo nella cooperazione internazionale, Act Now for a Peaceful World diventa uno stimolo a rafforzare la nostra missione; è un tema che chiede di connettere le azioni globali con l’impatto locale, perché la pace duratura scaturisce dall’incrocio tra scelte politiche, culturali e individuali. Ogni persona ha un ruolo, ora più che mai, nel disegnare e praticare un ordine globale basato su dialogo, equità e solidarietà.  È anche per questo che oggi e non solo dobbiamo sentirci chiamatə in causa.