Los/las gurises de la Tablada algo de màgico tienen

Marzo se ne è andato già da un paio di settimane, febbraio sembra lontanissimo e questo non per noia: è l’intensità quotidiana che viviamo dentro e fuori il centro Don Bosco.

In termini pratici, le giornate sono via via scandite da ritmi sempre più delineati: dal lunedì al venerdì siamo al centro dalle 8:30 alle 16:30, con il club de la manana la mattina e il club de la tarde il primo pomeriggio. Entrambi i club si svolgono, pressoché, allo stesso modo: due laboratori e spazio ricreativo, con l’aggiunta della colazione al mattino e della merenda il pomeriggio; una volta a settimana, inoltre, ci riuniamo in equipe (rispettivamente quella della mattina e quella del pomeriggio) per poter valutare insieme per un paio d’ore i progressi, i regressi, le problematiche ed i traguardi raggiunti e avvenuti in settimana.

A distanza di quasi 3 mesi lavorativi (anche aprile se ne andrà come un lampo), trovo differenze rispetto al mio arrivo, che non dubitavo arrivassero e che sono contenta siano avvenute. A partire dall’equipe, con cui andiamo man mano inserendoci, non senza sforzi: la difficoltà nell’inserirsi in alcune dinamiche proprie del centro, del sistema salesiano, di alcune praticità date per assodate non può essere trascurata, ma che viene controbilanciata dall’aiuto e la disponibilità che gli altri educatori e Nicolas stanno mostrando. Disponibilità che marca un bellissimo desiderio di integrazione reciproca: noi, io e Miriam, e tutta l’equipe uruguayana. Il giovedì ne è l’esempio portante: il club della tarde dedica questo giorno della settimana a laboratori “straordinari”: laboratori non obbligatori, come avviene per il resto della settimana, ma liberi o, più precisamente, arbitrari. Ai/alle chiquilines/as (ragazzi/ragazze) viene data la possibilità di scegliere liberamente tra 4 laboratori proposti dagli educatori. A me è stata data la possibilità di proporre un laboratorio di italiano, di lingua italiana, di cultura italiana, di gioco (nel quale vengo accompagnata da un altro educatore, Leo). Ѐ stupefacente come, col passare del tempo, anche un laboratorio così ristretto in termini di tempo (45 minuti settimanali) lentamente prenda piede e si faccia largo tra i/le gurises/as (bambini/e): gratificante ed emozionante vederli/e aprovechar, disfrutar, divertirsi mentre tentano di pronunciare spiaggia, o autunno, loro che di doppie non ne hanno. Questo è soltanto un esempio ma si fa prototipo della grande sfera emotiva e lavorativa di cui mi sento giorno dopo giorno sempre più parte.

Non nego lo sforzo nelle tempistiche lavorative (di fatti, noi del centro Bosco, trovandoci distanti dal centro, aggiungiamo alle ore lavorative quasi due ore giornaliere di autobus, tra l’andare e il tornare); non nego di tornare a casa cansada, ma ammetto anche che il bisogno di riposare, richiesto dal mio corpo e dalla mia mente, mi stia dando sensazioni piacevoli.

A distanza di quasi tre mesi lavorativi, mi sento come un’altalena emozionale, un su e giù tra piaceri, sforzi, risate, stanchezza e soddisfazione, aspetto, senza troppa ansia, di vedere se sarà lo stesso tra un mese. Per adesso, riassumo tutto con un video che vi mando in allegato: imparare italiano ha un non so che di magico, sarà che los/las gurises de la Tablada algo de màgico tienen.

A presto,

Arianna, volontaria in Servizio Civile presso il Centro “Don Bosco” a La Tablada, Montevideo (Uruguay)