E’ prima di tutto tra i banchi di scuola che si gioca la scommessa di un mondo migliore

“Non avrei mai immaginato che questa attività mi avrebbe fatto provare emozioni così forti”.
Sono le parole di A., che frequenta la seconda media di una scuola con cui abbiamo svolto un percorso educativo sul bullismo e il cyberbullismo. E neanche io, un anno fa, avrei immaginato che si potesse utilizzare un’educazione non formale, attiva, per poter raggiungere i ragazzi, stimolarne così tanta partecipazione e interesse tanto da riuscire a lottare in una piccola aula contro ogni forma di discriminazione.
In meno di un anno di servizio civile, ho avuto prova di quanto sia fondamentale intervenire nelle scuole, porsi alla pari dei ragazzi, introducendo strumenti innovativi e tematiche fondamentali, come l’Educazione alla Cittadinanza Globale e i Diritti Umani. Gli studenti, e il mio stesso ruolo, mi hanno convinta di come sia importante intendere la scuola come luogo di partecipazione attiva e di cambiamento.
Durante i percorsi sulla migrazione, discutendo attivamente con gli studenti di ogni ordine e grado, avvicinandosi alla migrazione da un punto di vista autobiografico, o portando dati reali, mi sono resa conto di come ci si possa effettivamente allontanare dalla zona grigia di attenzione passiva, ma soprattutto di arrendevolezza alla mediocrità e alle informazioni distorte. In un contesto di
confusione mediatica, pregno di veli opachi e confusi, è necessario costruire un pensiero critico, comporre una squadra di ragazzi informati che non ceda all’indifferenza, e che sia disposto a riconoscere una Storia in ogni essere umano.
Educare all’ascolto, al rispetto reciproco, riflettere sulla responsabilità che ognuno di noi ha verso l’Altro, ma soprattutto divertirsi nel farlo. Questo è il mio Servizio Civile ad Amici dei Popoli.
Ogni mattina mi alzo felice sentendo di avere trovato il mio posto.

Serena, volontaria in Servizio Civile presso la sede di Padova