La grammatica dell’accoglienza a Padova

“Sai mi piace studiare con te, sai spiegarmi le cose in maniera divertente.”
Insegnare italiano. Già… Quanto odiavo il trapassato remoto quando era ora di fare l’analisi grammaticale solo la mia matita consumata dai mordicchiamenti nervosi, e le novene della mia insegnante, lo sanno. All’epoca insomma mi avrebbe fatto ridere anche solo l’immagine di me di fronte a una lavagna intenta a spiegare l’italiano e le sue infinite regole, figuriamoci per giunta a qualcuno che viene da un altro Paese. E invece ora sono qui, a scrivere questa testimonianza con le mani sporche di gesso e una pila di cartoncini colorati a lato con scritti pronomi e verbi per il corso di italiano per donne di origine straniera, e pensando se B. riuscirà ad abbinare le frasi o a un modo per far interagire Z in classe.
Sentirsi chiamare “maestra” non è una parola banale. Anche se in realtà sono più un “aiuto maestra “ (è Vittoria la mia paziente mentore), la fiducia che queste signore ripongono nei nostri confronti è meravigliosa… come lo sono anche le loro storie che spesso si intrecciano alle lezioni; ed è incredibile come ogni volta riescano a spiazzarmi nonostante veda in loro la stessa fatica che facevo io. Ma invece di arrabbiarsi consumando la gomma come facevo io loro alzano semplicemente gli occhi dal libro, sorridono, e con gli occhi colmi di felicità mi dicono “Grazie maestra”.

Giulia, volontaria in servizio civile presso la sede di Padova