“La non violenza ci insegna a comprendere i valori dell’altro”

“La non violenza ci insegna a comprendere i valori dell’altro”
Sono queste le parole di Alberto Trevisan, obiettore di coscienza, nei giorni della formazione generale.
Questa frase mi colpì molto e tornai con la mente al 2015 quando sentii la notizia di un naufragio sulle coste della Libia. Donne, uomini e bambini stavano tentando di raggiungere Lampedusa ed è avvenuta l’ennesima strage: 58 vittime accertate e più di 700 i dispersi.

Ero da sempre interessata al fenomeno migratorio, avevo letto alcuni libri su questa tematica, ma è da quel giorno terribile che ho sentito la reale esigenza di portare anche il mio contributo, pur minimo. La decisione di svolgere l’esperienza di Servizio Civile nasce, infatti, dalla consapevolezza che solo riconoscendo la funzione politicamente produttiva della guerra si possa sconfiggere l’asservimento e l’ingiustizia che hanno determinato la proliferazione della violenza, “una pedagogia della crudeltà”, abituando le masse a convivere con l’arbitrio. La ferocia del colonialismo che provoca l’allontanamento dei popoli dalle loro terre e lo sfruttamento dei corpi di milioni di persone coinvolge l’umanità intera perché “ apparteniamo tutti indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini alla stessa famiglia, che è la famiglia umana”.

Ilaria, volontaria in Servizio Civile presso la sede di Bologna